quella tipa del corso di teatro

Settembre 5, 2009

ecco dove cazzo l’avevo vista questa tipa che vedo sempre su friendfeed. al corso di teatro. C’era stato uno di quei pallosi momenti di caos in cui secondo i direttori del corso dovresti sfogarti, correre in giro per la stanza urlando o diciamo facendo quello che ti viene voglia di fare. Ovvio che se io devo concentrarmi su me stesso e attorno vedo una banda di imbecilli che credono di esprimere e invece stanno solo aerobizzando un movimento interiore minimo, cammino piano, anzi io starei anche fermo. che cazzo me ne frega?

allora poche ore prima il boss del corso mi aveva fatto un complimento davanti a tutti, per un’altra maledetta improvvisazione.

quindi tornamo allo pseudo presente, massa di gente che sbraccia e corre come cretini per la stanza, cammino piano giusto perchè sono obbligato a fare qualcosa per non incorrere nell’altro maledetto dramma: far credere agli altri di voler essere notato perchè non fai niente.

e insomma questa tipa arriva e mi mette le mani addosso, mi fruga nell’orecchio, quasi in preda ad una specie di raptus, come se cercasse qualcosa, nel mio orecchio. Ora questa tipa se la chiavava il boss del corso, e già mi aveva stomacato il fatto che il boss del corso si chiavasse un’allieva, lei però sarà stata così fessa da sentirsi anche fortunata.

e insomma era obiettivamente arrapante, diciamolo. Però il mio orecchio cosa c’entrava? non potevi venire e parlarmi normalmente, in qualsiasi altro momento? no, evidentemente perchè parlare normalmente tradisce molti più segreti che far finta di avere un raptus da cercatrice del tesoro nel cerume.

cmq, ora sono soddisfatto, ecco dove l’avevo vista.


che giornate impossibili

Settembre 2, 2009
  • concentrazione scarsa
  • obiettivi smarriti
  • lavori in attesa preoccupante
  • cazzo dai non faccio neanche le fatture. che storia sarebbe?

quando c’è tutto, non c’è niente? non ho idea però che 2 coglioni. Anche oggi treno preuccupantemente carico di fighe che evito.

esseri fluttuanti neanche le guardo. perchè?

perchè ho la testa piena di stronzate. non è vero che se “fai il bello” hai più contatti. Se fai il distaccato o il superiore l’unico risultato è ZERO contatti. per un minimo contatto pls, aprire la bocca o andare a cagare.


viale del tramonto

Luglio 25, 2009

chissà che nel futuro non si veda un altro viale del tramonto? andare avanti così, ognuno credendo alle sue piccole libertà. ed essere cosi sottoposti alle allarmanti profezie. tutti poveri, tutti assetati, tutti morti? tutti  senza energia e solo quei pochi idolatrati ricconi a guardarci da lassù, tra le piscine e i cocktails. Allora cambiamo ciò che rappresenta la ricchezza per sentirci ricchi nella povertà. ricchi nell’assenza di qualcos’altro che non abbiamo.


tristezza epica

Luglio 19, 2009

dopo una mail delirante (letta a posteriori, mentre la scrivevo mi sembrava giusta) nessuna risposta. mi abituo a questo masochismo. e sento un dolore cosi forte che non sembra più neanche dolore. Ieri concerto meraviglioso per altrettanta solitudine epica (sai com’è al centro di uno stadio pieno di persone, molte delle quali femmine fighissime e a distanze incolmabili…. una parola). Oggi c’è il sole ed è una bellissima giornata. Eppure oltre il lavoro mi sembra di stare al centro di una cava di marmo. in disuso


la bomba sembra un albero in televisione

Luglio 4, 2009

MOSTRO1

MOSTRO2

MOSTRO1

MOSTRO2

MOSTRO1

MOSTRO2

MOSTRO1

MOSTRO2

mostro9

qualsiasi brutta storia ha una radice in comune con quelle che abbiamo sentito in precedenza, e non conta quanto uno sia intelligente o dotato. Davvero il mondo se ne frega se ci arrivi oppure no. L’unica cosa che puoi fare è agire per uscire dai tuoi piccoli inutili drammi interiori.

E quando devi schiacciare il bottone, e agisci, può essere un bene può essere un male.

Però per fortuna hai agito e quando atterrerai tutti ti tratteranno come un vincitore anche se hai distrutto un’intera città con la bomba che hai sganciato.
Questo perchè stare fermi, stare immobili non è tollerato.


mah

Giugno 20, 2009

sono stato stronzo a invitarne 2 ma checcazzo, tutte e due che mi rispondono che vogliono venire CON UN AMICO? cosa sarei l’ostello delle coppie in cerca di nido? soprattutto per la seconda sono davvero affranto. ho appena letto la mail dove si definisce “in crisi” e con bisogno di “evasione”. sento la classica sensazione di buco nero nel petto e le gambe molli. non mi viene voglia di pensare a domani e se neanche neanche un mezzo rapporto ne carnale ne di promesse raccontate nulla. solo anni di conoscenza un invito. e mi distrugge cosi? bah. devo pensare ad altro. continuerò a costruire il mio impero di business e andate affanculo tutte. davvero per strada non vi guardo neanche più in faccia.


scappa scappa pure

Giugno 13, 2009

Senza-titolo-1

infacci ci provo a cambiare le cose, magari vado lontano, cambio paese cambio contesto. Sono cosi bloccato e inerte da far paura, anche nel nuovo paese. Davanti al computer resto fermo come se non fosse giusto fare anche un solo click nella direzione del lavoro, nella direzione di ciò che è giusto fare, mettere in fila, programmare e creare. Vado in una modalità bozzolo per cui la casa si svuota di ogni cosa, il silenzio resta da solo a governare su tutto e solo quando serve, muovo un dito rincorrendo le necessità. Vado a fare la spesa quando ormai sono 3 giorni che ho il frigo vuoto. Consumo ogni riserva perfino i biscotti piuttosto che uscire. Programmo una serie infinita di eventi e situazioni che poi rimando. non c’è niente di nuovo in questa situazione soprattutto per me visto che ciclicamente ci ricado. da anni. da decine di anni. tutto fa pensare che le cose debbano essere cosi e che non ci sia via alternativa. magari vado a un concerto, mi piace credo e spero ok dopo stavolta cambia tutto. certo. come no. si è visto cosa è cambiato. un altro passo e un altro giorno e tutto è come prima, peggio di prima con le cose semplici da rincorrere. lavo la casa solo quando puzza e la mia tolleranza alla puzza si alza. Preferisco dormire, preferisco rimandare. preferisco sognare o pensare o architettare. E purtroppo nel mio mestiere agire è un passo appena più grande che pensare. Nel mio settore agire è composto dalle stesse azioni del non agire. In un videogioco schiaccio sulla tastiera muovo il mouse e cerco soddisfazione. Risolvere il puzzle, essere più rapido dei nemici in quake per evitarli e colpirli prima. Studiare e imparare le mappe con l’esperienza per essere più rapido a trovare oggetti e armature. Eppure la costrizione dell’impegno sembra così pesante. nel mio mondo fatto di scrittori suicidi e musicisti pazzi, la creatività è solo un altro modo di dire droga. che genera dipendenza e morti scomode.

il fatto di essere costantemente sobrio e di non assumere nessuna sostanza stupefacente alla lunga sembra portarmi nella stessa direzione. mi sveglio e sono rincoglionito e poco propositivo. direi vuoto, ma in realtà pieno di merda sarebbe più corretto. anche quando cago, le cose non cambiano, resta la sensazione di immobilità e fatalitica predestinazione tutto è inutile tutto è desolato.

gli esempi sono 2:

  • gli artisti che cantano eufemisticamente quanto è difficile la vita, eppure lo fanno con mestiere imparato tra le difficoltà e tra le vocazioni
  • gli artisti che cantano e dicono come tutto sia bello quando c’è l’amore
  • le aziende che erogano servizi, puntualmente e senza la necessità di comunicare chissà quale natura umana

la vergogna per il rifiuto delle cose brutte e sporche mi costringe a scrivere anonimamente. Che poi, nessuno è anonimo e prima o poi tutti dobbiamo rendere conto di quello che facciamo. Solo quelli che fanno le cose programmaticamente sporche e nascoste bene sembrano sopravvivere.

Eppure, quale qualità della sopravvivenza? quale dignità?


muta e impassibile

Maggio 28, 2009

anche se mi ci siedo vicino resta una statua. non faccio di meglio e quindi resta un bellissimo dialogo di silenzio, in cui il treno si ferma si alza, mi mostra le spalle ed esce senza voltare lo sguardo. come non esistere, in pratica.


lei sul treno o non c’era o mi ha evitato o non mi ha visto comunque ci sto male

Maggio 24, 2009

la vedo tutti i giorni sul treno. in realtà dal lunedi al giovedi. questo giovedì non l’ho vista e per qualche ragione mi sento come se mi avesse evitato. Evitare uno col quale non hai mai neanche parlato e che vedi tutti i giorni sul treno è sicuramente una mossa giusta. per te.

questo lungo preambolo per dire che nonostante sia solo da anni, la persona piu simile a qualcuno che vorrei conoscere ha fascino per il silenzio che le gira attorno. E chiusa li. vivo incredibilmente solo e poco importa se riesco a sopportare i familiari, dopo tanti anni di allenamento.

tutto il giorno a cercare di lavorare, cercando di scacciare pensieri. continuo a farmi schifo nel perseverare da anni in questa decisione che non mi sta portando nulla di buono a parte i soldi. e che cazzo me ne faccio dei soldi?

purtroppo non ho voglia di dare soddisfazione a nessuno, e soprattutto a nessuna. non le guardo piu neanche in faccia, le altre. per quanto bellissime anche ormai svestite, importano zero. non ho nessun obiettivo, nessuna felicità. le solite azioni tutti i giorni, i soliti sogni di gradezza stupidi e obbligatori.

ogni mattina vado in ufficio felice solo perchè spero di vederla. potrebbe anche essere sposata, aliena, tossicodipendente (non credo comunque). Sono felice a vederla 1 secondo al giorno e mi basta. Se lunedì non c’è, è un casino.

il problema è che faccio così. mi riempio la testa di queste cazzate, magari credo di innamorarmi e invece non vedo niente dell’altra persona. per questo ho deciso che a lei non parlo. non dico niente. di niente.


scritto nella pausa tra le riunioni

Maggio 15, 2009

il mio intervento come al solito fuori dal pianeta, l’unico che è venuto a parlarmi è stato walter il camionista che ci ha tenuto a precisare “io sono daccordo con te”. certo che dire che a una riunione fatta per cambiare un logo che si preferisce quello vecchio è un po anti-politico.

mentre torno nella sala riunioni cercando il PC, una signora mi chiede “è molto che vieni a lavorare qui?”
rospondo “la seconda volta”
“ah ecco perchè non ti avevo mai visto, e resterai?”

dico “non so… col discorso delle consulenze giro molto”.

lei mi dice “si, beh i fornitori (sottintende “quelli di valore”) li vediamo spesso”.

inutile dire che in 2 parole mi ha smontato. quelli di valore si vedono spesso in giro… quelli di valore restano…

una bella consapevolezza.
certo è che quando vedo come si riflettono le mie azioni e le mie parole sulle persone che ho attorno mi sembra di essere un alieno, un pazzo, o soltanto una persona con poca esperienza della vita. genero necessità di essere schivato. genero barriere di potenziale. in questo senso la familiarità che mi è offerta dal computer, rispecchia il mio stato d’animo in un modo che nessuno riesce a comunicarmi.

prima di dormire penso sempre a quella ragazza silenziosa sul treno. sembra sempre incazzata, schiva, timorosa e decisa. agisce binariamente, si veste spesso di nero. sembra pulita e delicata, e misteriosa. sembra che possa nascere un bel dialogo del silenzio. Certo che innamorarmi dei fantasmi non sembrerebbe la cosa piu indicata da fare alla mia età… con “questo discorso delle consulenze” come ho detto prima… questo discorso che sembra cosi instabile e folle.

scegliere una dimensione credo sia importante per tutti, e scegliere la dimensione del silenzio e della comunicazione asincrona sembra quantomeno discutibile in questo contesto sinuoso e costantemene smosso dalle emozioni e dall’esperienza di tutte le persone che vogliono modificare il loro reale, e allo stesso tempo mantenere la loro storia. Ognuno conosce la propria personalità, e il problema è che questa è chiaramente visibile nelle sue componenti, quella generata e quella acquisita… che non si fondono mai.

certo dover sentire familiarità verso il signor walter che guida i camion e tocca il mondo tutti i giorni mi sembra meglio che sentirmi in contatto con questi grafici/segretarie/managers/marketers/autorevoli/pertinenti/parlatori.

quando tutti tornano in sala comunque mi sembrano piu cordiali e sembrano aver voglia di parlare di cose che capisco (contrariamente a quando eravamo al tavolo delle pizzette in cui ogni persona sembrava un’isola, anche lo stesso walter)

mi sento un boia (per un attimo anche esaltante come sensazione, poi torno coi piedi sulla terra e mi rendo conto di essere sopportato).