
infacci ci provo a cambiare le cose, magari vado lontano, cambio paese cambio contesto. Sono cosi bloccato e inerte da far paura, anche nel nuovo paese. Davanti al computer resto fermo come se non fosse giusto fare anche un solo click nella direzione del lavoro, nella direzione di ciò che è giusto fare, mettere in fila, programmare e creare. Vado in una modalità bozzolo per cui la casa si svuota di ogni cosa, il silenzio resta da solo a governare su tutto e solo quando serve, muovo un dito rincorrendo le necessità. Vado a fare la spesa quando ormai sono 3 giorni che ho il frigo vuoto. Consumo ogni riserva perfino i biscotti piuttosto che uscire. Programmo una serie infinita di eventi e situazioni che poi rimando. non c’è niente di nuovo in questa situazione soprattutto per me visto che ciclicamente ci ricado. da anni. da decine di anni. tutto fa pensare che le cose debbano essere cosi e che non ci sia via alternativa. magari vado a un concerto, mi piace credo e spero ok dopo stavolta cambia tutto. certo. come no. si è visto cosa è cambiato. un altro passo e un altro giorno e tutto è come prima, peggio di prima con le cose semplici da rincorrere. lavo la casa solo quando puzza e la mia tolleranza alla puzza si alza. Preferisco dormire, preferisco rimandare. preferisco sognare o pensare o architettare. E purtroppo nel mio mestiere agire è un passo appena più grande che pensare. Nel mio settore agire è composto dalle stesse azioni del non agire. In un videogioco schiaccio sulla tastiera muovo il mouse e cerco soddisfazione. Risolvere il puzzle, essere più rapido dei nemici in quake per evitarli e colpirli prima. Studiare e imparare le mappe con l’esperienza per essere più rapido a trovare oggetti e armature. Eppure la costrizione dell’impegno sembra così pesante. nel mio mondo fatto di scrittori suicidi e musicisti pazzi, la creatività è solo un altro modo di dire droga. che genera dipendenza e morti scomode.
il fatto di essere costantemente sobrio e di non assumere nessuna sostanza stupefacente alla lunga sembra portarmi nella stessa direzione. mi sveglio e sono rincoglionito e poco propositivo. direi vuoto, ma in realtà pieno di merda sarebbe più corretto. anche quando cago, le cose non cambiano, resta la sensazione di immobilità e fatalitica predestinazione tutto è inutile tutto è desolato.
gli esempi sono 2:
- gli artisti che cantano eufemisticamente quanto è difficile la vita, eppure lo fanno con mestiere imparato tra le difficoltà e tra le vocazioni
- gli artisti che cantano e dicono come tutto sia bello quando c’è l’amore
- le aziende che erogano servizi, puntualmente e senza la necessità di comunicare chissà quale natura umana
la vergogna per il rifiuto delle cose brutte e sporche mi costringe a scrivere anonimamente. Che poi, nessuno è anonimo e prima o poi tutti dobbiamo rendere conto di quello che facciamo. Solo quelli che fanno le cose programmaticamente sporche e nascoste bene sembrano sopravvivere.
Eppure, quale qualità della sopravvivenza? quale dignità?